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MALATTIE EMATOLOGICHE

Diritti del malato

Continuare a lavorare, anche se malati, è possibile. Ecco i consigli degli Esperti.
ARGOMENTI

Approfondiamo insieme ad un avvocato quali sono i diritti e le agevolazioni per i lavoratori con una malattia onco-ematologica.

Invalidità civile, ecco come richiederla

Quando un malato oncologico riceve una diagnosi, è molto probabile a questa corrisponda una ridotta capacità di lavorare (e studiare). La legislazione italiana prevede delle misure di assistenza sociale per coloro a cui è riconosciuta una riduzione permanente della capacità lavorativa, una invalidità civile.

Il grado minimo di invalidità che permette di vedere riconosciuta questa diminuita capacità è il 33%. L’invalidità civile deve essere riconosciuta dall’INPS, secondo le tabelle approvate dal decreto ministeriale D.M. Sanità 5/2/1992, in diversi gradi percentuali. Una volta che è stata riconosciuta un’invalidità civile, è possibile accedere ad alcuni sostegni economici .

La procedura di richiesta del riconoscimento dell’invalidità civile è da qualche anno esclusivamente telematica (circolare INPS del 28 dicembre 2009). Si tratta di un procedimento che prevede diverse tappe. Per facilitare l’attraversamento di questo iter burocratico, ci si può rivolgere ai patronati o - nelle città in cui esistono - ad alcuni sportelli per i cittadini. Un esempio è quello di Invalidità Civile Roma.

Ma vediamo più da vicino le tappe di questo percorso.



1) Trasmissione del certificato introduttivo

La prima cosa da fare è recarsi presso un medico abilitato alla compilazione online di quello che viene chiamato certificato medico introduttivo. Un medico abilitato può essere anche il proprio medico curante. Questo, però, deve aver inoltrato richiesta all’INPS e aver ricevuto un codice PIN che permette di trasmettere questo certificato medico secondo i modelli di certificazione predisposti dall’INPS. Tale certificato non solo deve essere inviato attraverso la piattaforma predisposta, ma bisogna anche conservare l’originale firmato dal medico, che andrà consegnato dal paziente in sede di visita di accertamento. Quando il medico invia il certificato per via telematica, gli viene restituito un attestato di trasmissione che riporta il numero di certificato. Anche questo attestato deve essere consegnato al paziente, che lo deve conservare: si tratta, infatti, del numero che abbina il certificato alla successiva domanda di riconoscimento dell'invalidità. Infine, nel caso sia necessario e già evidente, il medico deve rilasciare al paziente un certificato di “non trasportabilità”, in modo che questi possa richiedere che la visita di accertamento sia effettuata al proprio domicilio.



2) Richiesta del codice PIN

Per poter richiedere la visita di accertamento si deve prima ottenere un codice PIN. Questo si può ottenere sia telefonando al Contact Center INPS al numero 803.164 sia attraverso il sito stesso dell’Istituto, tramite la sezione servizi online. La prima parte del PIN verrà ricevuta immediatamente, la seconda parte sarà invece inviata al paziente attraverso la posta ordinaria. Per evitare questa attesa si può fare richiesta del PIN direttamente presso una sede dell’INPS, in questo modo si ottiene immediatamente il codice intero.



3) Presentazione vera e propria della domanda

Una volta ottenuto il PIN e non oltre 90 giorni dall’invio del certificato da parte del medico si deve presentare la richiesta vera e propria per il riconoscimento dell’invalidità sul portale dell’INPS. Quando si compila la domanda è molto importante, perché questa sia accettata e non sia necessario presentarla una seconda volta, inserire tutti i dati richiesti inclusi i dati anagrafici, il numero di certificato medico riportato sull’attestato di trasmissione telematica e un indirizzo email di riferimento. Nel compilare la domanda il paziente può richiedere che la visita accerti anche l’esistenza dei requisiti necessari a ottenere i benefici previsti dalla Legge 104/1992 e di quelli per il riconoscimento della disabilità, ai fini del collocamento obbligatorio. Una volta trasmessi tutti i dati e inviata la domanda, si ottiene una ricevuta da stampare e conservare. Dopo aver presentato la domanda, il paziente dovrebbe ricevere - a mezzo raccomandata o via mail - la comunicazione con la data prevista per la visita medica di accertamento, che in genere viene programmata entro 30 giorni (15 giorni per i pazienti oncologici). Nella convocazione sono indicati data, orario e luogo della visita e viene specificata anche la documentazione da portare con sé quel giorno, solitamente un documento di identità valido, il certificato introduttivo firmato dal medico, la copia del fascicolo sanitario comprovante la patologia e i referti degli esami effettuati.



4) Visita medica di accertamento di invalidità

Alla visita bisogna presentarsi con tutta la documentazione sanitaria, incluso il certificato introduttivo, ma anche con un valido documento di identità, il codice fiscale e la tessera sanitaria. Il primo consiglio che viene generalmente dato è quello di portare tutto in duplice copia (originali e copie cartacee). Di norma, infatti, la Commissione medica conserva le copie per esaminarle. Il secondo consiglio è quello di fare in modo che sia presente anche il proprio medico di fiducia, sia per dare supporto al paziente sia per fornire alla Commissione chiarimenti e informazioni necessarie rispetto alla documentazione sanitaria portata o rispetto alla patologia e le sue conseguenze. Come accennato, in caso non sia possibile recarsi alla visita medica fisicamente, il medico può chiedere la visita domiciliare o al momento dell’inoltro del certificato medico introduttivo o entro cinque giorni dalla visita. La richiesta non è automaticamente accettata, ma deve essere valutata e approvata dal Presidente della Commissione Medica. Se per qualche imprevisto è impossibile recarsi all’appuntamento, soprattutto se se ne è consapevoli già qualche giorno prima, lo si deve comunicare con una raccomandata con ricevuta di ritorno in modo che la Asl possa fissare e comunicare un nuovo appuntamento. Questo avviene anche in caso di assenza ingiustificata. Se non ci si presenta senza preavviso anche al secondo appuntamento, la Asl provvede tuttavia ad archiviare la domanda e si dovrà ricominciare l’iter dal principio. Alla fine della visita, la commissione ne riporta l’esito sul verbale elettronico. Il paziente riceve per via telematica il verbale definitivo sia in versione integrale, in cui sono inclusi anche tutti i dati sensibili sia in quella ridotta con solo la valutazione finale. Questi sono anche caricati sul sito dell’INPS e sono a disposizione del paziente, che può accedervi con il suo codice PIN personale. In caso di valutazione positiva e di accertamento dell’invalidità, la commissione rilascia un certificato “provvisorio”. Questo diventa definitivo dopo la convalida del centro medico legale INPS territorialmente competente, ma già la versione provvisoria permette di accedere agli eventuali benefici economici.



5) Verifica requisiti economici

Se è stato riconosciuto il diritto a una prestazione economica, l’INPS procede con la verifica dei requisiti socio-economici. Per questa procedura, il paziente deve fornire - sempre per via telematica, attraverso il portale dell’Istituto - i dati relativi alla propria condizione reddituale. La domanda viene solitamente evasa entro un massimo di 120 giorni dalla presentazione. In caso di valutazione positiva l’erogazione delle prestazioni economiche riconosciute comincia immediatamente. Nel caso in cui, invece, non sia riconosciuto il diritto alla prestazione economica per motivi non sanitari, il paziente può presentare ricorso al Comitato Provinciale dell’INPS entro 90 giorni dal ricevimento del rifiuto.



6) Aggravamento

Nel caso in cui la malattia progredisca, il paziente può richiedere che sia accertato l’aggravamento dell’invalidità attraverso questo stesso procedimento appena descritto. In questo caso, tuttavia, si devono allegare alla domanda i documenti che attestano il peggioramento.



7) Revoca dell’invalidità

Secondo la Legge 222/84, se a seguito di accertamenti sanitari per la revisione dello stato di invalidità o di inabilità sia accertato che questa sia stata in parte o del tutto recuperata, la prestazione è revocata o modificata secondo le nuove percentuali di invalidità assegnate.

Quali sono i sostegni economici per l'invalidità civile?

Quando riceve una diagnosi, un malato oncologico purtroppo non deve affrontare solo la sfida per la sua sopravvivenza, quella fatta di terapie e trattamenti, ma anche quella per far valere i propri diritti. In primo luogo quelli legati alla cosiddetta invalidità civile pensionabile. Cosa si intende per invalidità pensionabile? Si tratta di una riduzione della normale capacità di lavorare della persona coinvolta, in questo caso il malato, che dà diritto, a seconda del grado di invalidità, a delle prestazioni economiche che vengono erogate dall’INPS. Questa invalidità non deve avere carattere transitorio, non deve quindi essere possibile prevedere un recupero a breve termine della capacità di lavoro.

L’invalidità viene riconosciuta dall’Inps dietro richiesta dell’interessato, secondo il decreto ministeriale D.M. Sanità 5/2/1992, in diversi gradi percentuali. Leggi qui l’iter da seguire per vedere riconosciuta l’invalidità civile. Per quanto riguarda le neoplasie in particolare, sono tre le fasce percentuali di interesse:

  • 11%: prognosi favorevole con modesta compromissione funzionale;
  • 70%: prognosi favorevole con grave compromissione funzionale;
  • 100%: prognosi probabilmente sfavorevole nonostante l'asportazione del tumore.

 

Secondo quanto riportato da AIMaC (Associazione Italiana Malati di Cancro), se il grado di invalidità civile è compreso tra il 74% ed il 99%, il malato è incluso direttamente nella fascia di beneficio 100% e ha diritto a determinati sostegni socio-economici: assegno di invalidità o pensione di inabilità.

La percentuale effettivamente riconosciute dipendono dalla gravità della patologia, ovvero dalla neoplasia e dall’organo compromesso. In pratica il punteggio preciso, all’interno delle fasce sopra indicate, lo stabilisce il medico legale.

Assegno Mensile di Assistenza per Invalidi Civili con Ridotta Capacità Lavorativa Il nome completo è Assegno Mensile di Assistenza per Invalidi Civili con Ridotta Capacità Lavorativa in Stato di Bisogno Economico e ne possono fare richiesta tutti coloro - tra i 18 e 67 anni, ovvero, in età lavorativa - a cui è stata riconosciuta un’invalidità civile che comporta una riduzione della capacità lavorativa tra il 74 e il 99 per cento e con un reddito inferiore alle soglie previste annualmente dalla legge.

L’assegno viene erogato per tredici mensilità e, come riporta il sito dell’INPS, per il 2019 l’importo dell’assegno è di 285,66 euro e il limite di reddito personale annuo è pari a 4.906,72 euro.

È bene sottolineare che questo assegno di invalidità è compatibile con l’attività lavorativa del malato purchè la capacità lavorativa continui a rimanere al di sotto della percentuale stabilita per legge.

Pensione di inabilità

Questa viene assegnata a soggetti di età compresa tra i 18 e i 67 anni con un’invalidità civile accertata del 100 per cento, ovvero a chi si trova “nell’assoluta e permanente impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa”.

Come per l’assegno di invalidità, per l’anno 2019 l’importo della pensione è di 285,66 euro e il limite di reddito è pari a 16.814,34 euro.

Anche questa, come l’assegno di invalidità, può essere integrata al trattamento minimo di 507,42 euro, per chi presenta un reddito non superiore ad 11,778 euro se non coniugato o un reddito personale sommato al reddito del coniuge non superiore ai 17.667 euro. Al compimento dell’età anagrafica per il diritto dell’assegno sociale, l’importo della pensione di inabilità civile viene adeguato a quello di tale assegno.

La pensione di inabilità è incompatibile con qualsiasi forma di lavoro autonomo o subordinato, con l’iscrizione negli elenchi anagrafici degli operai agricoli, con l’iscrizione negli elenchi nominativi dei lavoratori autonomi o negli albi professionali e con altre forme di trattamento sostitutivo o integrativo della retribuzione.

Questi trattamenti sono erogati dall’INPS. Spesso gli ordini professionali, che hanno casse di previdenza proprie, seguono altre regole e criteri, anche se quasi sempre molto simili. Ecco qualche esempio:

  • qui si trovano le indicazioni per chi è iscritto alla cassa Inpgi (giornalisti)
  • qui per chi è iscritto all’Inarcassa (ingegneri e architetti)
  • qui per chi è invece iscritto all’Enpam (medici e odontoiatri)

 

Questi sono solo alcuni esempi, ogni ente previdenziale ha (o dovrebbe avere) un fondo destinato ai trattamenti di invalidità.

Inoltre, i lavoratori iscritti all’Assicurazione Generale Obbligatoria (i dipendenti privati, i lavoratori autonomi come artigiani, commercianti, coltivatori diretti, i parasubordinati) e gli iscritti alla gestione separata possono fare richiesta dell’assegno ordinario di invalidità secondo le modalità indicate di seguito.

Assegno Ordinario di invalidità (AOI)

Questo tipo di indennità è diverso dall’assegno di invalidità civile e i due sono incompatibili e molto diversi tra loro: l’assegno mensile di assistenza per invalidità civile è slegato da un requisito contributivo e dipende solo dalle condizioni sanitario e dal reddito del richiedente; l’AOI, invece è legato sia al requisito sanitario sia a quello contributivo.

Infatti, i requisiti per aver diritto a questa prestazione sono un’invalidità riconosciuta che comporti una riduzione della capacità lavorativa a meno di un terzo e cinque anni di contributi versati, di cui tre nel quinquennio precedente la domanda.

Non è necessaria, ai fini della richiesta, la cessazione dell’attività lavorativa. Diversamente, sussiste incompatibilità con eventuali indennità di disoccupazione.

Secondo quanto specificato dal sito dell’INPS, l’importo dell’assegno è stabilito tramite un sistema di calcolo misto: una quota è calcolata con il sistema retributivo e una quota con il sistema contributivo. Tuttavia, se il lavoratore ha cominciato a lavorare dopo il 31/12/1995, l’importo si calcola solo in base al sistema contributivo.

Questo assegno può essere integrato fino a raggiungere quello del cosiddetto trattamento minimo vitale, che per il 2019 è pari a 513,01 euro. Tale integrazione tuttavia non spetta a chi, non coniugato, ha un reddito (per lo meno per il 2018) pari o superiore a 13.192,92 euro o nel caso in cui il reddito complessivo del soggetto e del coniuge sia pari o superiore a 26.385,84 euro.

L’assegno è riconosciuto per un periodo di tre anni, al termine dei quali il titolare può rinnovare la richiesta mediante nuova domanda da effettuarsi, possibilmente nel semestre precedente la scadenza, in modo che non ci siano interruzioni nell’erogazione. Dopo tre riconoscimenti consecutivi (quindi dopo che è stata confermata per due volte dopo il primo riconoscimento), l’assegno è confermato automaticamente. In ogni caso, è concessa all’INPS la facoltà di revisione, ovvero la possibilità di disporre controlli medico-legali per verificare che continuino a sussistere le condizioni per l’erogazione della prestazione. Al compimento dell’età pensionabile per vecchiaia, l’assegno citato viene convertito d’ufficio in pensione di vecchiaia, secondo una sentenza della Corte di Cassazione del 2011, che non può essere di importo inferiore rispetto a quello dell’assegno di invalidità al momento del raggiungimento dell’età pensionabile. Nei casi di invalidità superiore all’80 per cento, questo passaggio si può richiedere al compimento del sessantesimo anno di età, chiedendo il riconoscimento della “Vecchiaia anticipata”.

Indennità di accompagnamento

Gli invalidi civili totali (i titolari, per esempio, di una pensione di inabilità) per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore oppure che non sono in grado di compiere gli atti quotidiani della vita e quindi necessitano di un'assistenza continua, possono fare richiesta dell’assegno di invalidità mensile (per dodici mensilità) non reversibile.

Questo assegno è compatibile e cumulabile con la pensione di invalidità e, secondo i dati dell’INPS, per il 2019 l’importo dell’indennità è di 517,84 euro. È sospeso in caso di ricovero in ospedale o altro istituto di cura o in caso di assistenza diretta a totale carico dello Stato per un periodo superiore a 29 giorni.

Indennità di frequenza

Si tratta di una prestazione economica destinata ai minori con disabilità e, quindi, erogabile fino al compimento del diciottesimo anno di età, che ha come fine l’inserimento scolastico e sociale. Dal 2002 questo diritto riguarda anche i bambini da zero a tre anni che frequentino l’asilo nido.

I requisiti per richiederla sono la frequenza di corsi di studio, in scuole, pubbliche o private, di qualunque ordine e grado e l’effettuazione l'effettuazione, anche periodica, di trattamenti terapeutici, riabilitativi o di recupero.

Stando al sito dell’INPS, l’indennità viene corrisposta per tutta la durata della frequenza per il 2019 l’importo è di 285,66 euro mensili, mentre il limite di reddito personale annuo è pari a 4.906,72 euro.

Al malato spettano anche l’esenzione dal ticket per farmaci secondo modalità diverse da Regione a Regione e prestazioni sanitarie correlate alla patologia.

Non è compatibile con l’assegno di accompagnamento, ma si può scegliere il trattamento economicamente più favorevole tra i due, né con qualsiasi altra forma di ricovero.

Invalidità inferiori al 74%

Tolto l’AOI, le invalidità considerate inferiori al 74% sulla base della classificazione del D.M. Sanità 5/2/1992 non sono pensionabili, ovvero non danno diritto a una prestazione economica mensile regolare. Tuttavia, in base alla percentuale di invalidità si può godere di altri benefici.

Per un’invalidità riconosciuta pari o superiore al 34% viene riconosciuto lo status di invalido e protesi e ausili sono a carico del Sistema Sanitario. Per una pari o superiore al 46% si ha diritto all’iscrizione nelle liste speciali dei Centri per l'Impiego per l'assunzione agevolata, il cosiddetto collocamento obbligatorio. Dal 66% è prevista l’esenzione del ticket sanitario.

I nostri esperti

Avv. Gianluca Germani

Il Dott. Gianluca Germani ha conseguito la laurea in Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Padova e svolge attività come avvocato e consulente legale.