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MALATTIE EMATOLOGICHE

Paura, stress e... sollievo: tutti i sentimenti di COVID-19

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Articolo pubblicato il 25 November 2020
Paura stress sollievo
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Tutti noi abbiamo provato e proviamo ancora sentimenti di paura, stress, tristezza, rabbia in questi mesi di COVID-19. L’incertezza e la solitudine forzata aprono facilmente spirali di timore. Questo è ancora più vero per i pazienti oncologici, che devono aggiungere al carico “normale” della pandemia quello delle ricadute sulla loro condizione (ritardi nelle cure, dubbi se proseguirle o meno, paura di andare in ospedale) e quello generato da una condizione che li rende più vulnerabili o fragili.

 

Molti reparti di oncologia hanno modificato le loro routine, posposto visite e follow-up, introdotto consulti online e altre soluzioni telematiche. Tuttavia, come spiegano l’oncologo Gustavo Bergerot ed alcuni colleghi dell’ospedale oncologico City of Hope di Duarte in California sulle pagine di Oncology, queste misure, insieme a quelle del lockdown e alla consapevolezza di essere “soggetti a rischio”, ha avuto un forte impatto sui pazienti oncologici e sulla loro percezione delle proprie condizioni: «Hanno nutrito i loro sentimenti di paura, panico, vulnerabilità e perdita del controllo. Li hanno isolati dalla famiglia, dagli amici e dai loro medici di riferimento», spiegano.

 

«I pazienti», proseguono i ricercatori, «temono non solo di contrarre il virus COVID-19 ma anche che la pandemia abbia un impatto sulla loro possibilità di ricevere cure tempestive e di avere accesso a fonti fondamentali di supporto sociale e professionale». E questo sembra essere un sentimento condiviso da pazienti in tutto il mondo, anche laddove tutto quanto è cominciato, come riportano Gaili Chen e i ricercatori del dipartimento di radiologia e oncologia dell’ospedale universitario di Wuhan.

 

Per capire l’impatto psicologico della pandemia, Chen e i suo colleghi hanno analizzato i risultati di alcuni sondaggi online condotti su 326 pazienti oncologici, sottoposti ai partecipanti dai loro stessi medici curanti. Scopo delle domande era indagare stato d’animo e stato di salute mentale dei pazienti. Come riportato nello studio, pubblicato su Psycho-Oncology, ben l’86,5% (282) dei pazienti intervistati ha dichiarato di aver paura di una progressione della malattia, il 74,5% (243) ha manifestato segni di depressione e il 67,5% (220) ha riportato sentimenti di ansia.

 

Sebbene ansia e depressione siano stati provati anche dalla popolazione non malata, tutti questi valori, sottolineano gli autori nello studio, erano molto più elevati che nel gruppo di controllo composto da individui non affetti da tumori (il 16% degli intervistati ha riportato segni di depressione e il 28,8% sentimenti di ansia). Erano anche più elevati rispetto a pazienti oncologici in tempi non di pandemia.

 

Secondo i ricercatori, tra i fattori che avrebbero contribuito più di altri alla manifestazione diquesti sentimenti sarebbero stati anche l’interruzione o il posticipo dei trattamenti e le forti preoccupazioni riguardo alla pandemia, oltre che a un minore grado di istruzione e di disponibilità economiche. Inoltre, questi sentimenti sembravano, comprensibilmente, essere più forti in pazienti colpiti da tumore dei polmoni. Tra questi fattori, vi sarebbe tuttavia anche un minore accesso ai servizi di psiconcologia: «Durante l’outbreak di COVID-19, gli psicologi non erano ammessi in ospedale, e gli oncologi sono diventati i principali referenti per interventi di natura psicologica per i pazienti con tumore».

 

Paura e ansia sono stati i sentimenti riscontrati anche da Melanie Schellekens e Marie van der Lee del centro di psiconcologia dell’Helen Dowling Institute di Bilthoven, nei Paesi Bassi. Nella loro ricerca, anch’essa pubblicata su Psycho-Oncology, le due studiose hanno riportato che, tra i 274 intervistati (il gruppo comprendeva sia pazienti sia familiari), il 50,5% dei pazienti aveva un forte timore di contrarre il virus e il 58% era spaventato all’idea di un possibile ricoverato in terapia intensiva. La paura principale dei familiari (65%) invece era quella di infettare i pazienti. Entrambe le categorie, poi, ma soprattutto i familiari dei malati oncologici (41,4% contro il 36,3% dei pazienti) hanno provato un forte sentimento di solitudine a causa delle misure di lockdown.

 

C’è però un altro interessante sentimento riportato nel lavoro di Schellekens e van der Lee: un senso sollievo e di appartenenza a una comunità. Secondo le ricercatrici, questo potrebbe essere dovuto in parte al rallentamento generale del ritmo di vita e al sentirsi di nuovo parte di una società nel momento in cui tutti, indistintamente, erano chiamati a stare a casa e non solo loro in quanto soggetti più a rischio o perché richiesto dalla loro condizione anche in situazioni non di emergenza.

 

«Il lockdown ha offerto alle persone il tempo di riflettere positivamente sulla propria vita: il 39,8% dei pazienti e il 36,6% dei familiari ha dichiarato di essere ora in grado di concentrarsi maggiormente sulle cose che sono veramente importanti per loro», spiegano. «Diversi pazienti hanno descritto come fossero già abituati a stare a casa. Ora che tutti stanno in casa, non si sentono più esclusi, il che ripristina un senso di appartenenza».

Fonti e Bibliografia:

Bergerot PG, Bergerot CD, Philip EJ. Emotional Distress During the COVID-19 Pandemic: Psycho-Oncology Perspective, Oncology, 2020; 34(7): 270-271.

Chen G, Jiang H, Zhang H, Peng J, Hu J, Chen M, Zhong Y, Xie C. Fear of disease progression and psychological stress in cancer patients under the outbreak of COVID-19, Psycho-Oncology, 2020; 29(9): 1395-1398. doi: 10.1002/pon.5451.

Schellekens MP, van der Lee ML. Loneliness and belonging: Exploring experiences with the COVID-19 pandemic in psycho-oncology, Psycho-Oncology, 2020; 29(9): 1399-1401. doi: 10.1002/pon.5459.