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Una buona rete sociale giova anche ai pazienti ematologici

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Articolo pubblicato il 17 February 2022
Una buona rete sociale giova anche ai pazienti ematologici
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Esisterebbe un fattore prognostico per i pazienti ematologici che esula dalle caratteristiche della malattia, dalla sua severità o dalla risposta ai trattamenti: la rete sociale di supporto sulla quale un o una paziente può contare, per esempio dopo un’ospedalizzazione imprevista. È quanto sostiene un recente studio pubblicato sul Journal of the National Comprehensive Cancer Network da un gruppo di ricercatori del Massachusetts General Hospital e dell’Harvard Medical School, in collaborazione con alcuni colleghi del Dana-Farber Cancer Institute di Boston, negli Stati Uniti.

Secondo questo studio, la presenza o assenza di un supporto sociale avrebbe un impatto sui comportamenti legati alla salute, sull’accesso ai servizi sanitari, sulla possibilità di ricevere terapie aggressiva, sul benessere psicologico generale dei pazienti o sui possibili cambiamenti biologici legati allo stress, che possono influenzare la proliferazione del tumore.

Purtroppo, come spiegano gli scienziati, definire in cosa consista una “rete di supporto sociale” non è semplice e questo è uno dei motivi per cui mancano, anche in oncologia, dati che permettano di esaminare la relazione tra questa rete e alcuni esiti, come la sopravvivenza generale e l’accesso ai servizi sanitari.

Solitamente, l’esistenza di una rete di supporto sociale indica la presenza di familiari o di un partner. Tuttavia, secondo gli autori, andrebbero considerati anche amici, colleghi, membri della stessa comunità, che sia un quartiere o un ben definito gruppo di persone.

Come è possibile allora stabilire se un paziente ha una buona rete sociale di supporto? Per riuscirci gli studiosi statunitensi hanno adoperato un software per il natural language processing (NLP), una tecnologia di intelligenza artificiale che permette una comprensione qualitativa di un testo scritto oppure orale.

Grazie a questa tecnologia, hanno esaminato i dati di 251 pazienti con un tumore del sangue aggressivo ricoverati in maniera non pianificata, quindi non per sottoporsi a terapie, interventi o esami programmati, presso il Massachusetts General Hospital tra il 2014 e il 2017. Il 90% dei pazienti erano uomini e per due terzi erano caucasici. La maggior parte di loro aveva una forma di leucemia (42%) o linfoma (38%). Circa il 20% presentava, invece, una sindrome mielodisplastica o una neoplasia mieloproliferativa.

Il software di NLP ha scandagliato le cartelle mediche dei pazienti relative ai sei mesi successivi all'ammissione in ospedale, alla ricerca di frasi che indicassero la presenza di una rete sociale di supporto, come “molti amici...”, “molto legato ai suoi…”, o che al contrario ne segnalassero l’assenza, per esempio “vive solo”, “supporto limitato”.

Dei 251 pazienti, 85 pazienti sono deceduti in un periodo di follow-up di 6 mesi. Di questi, 45 sono morti in ospedale o entro 90 giorni dal ricovero. I ricercatori, guidati da Patrick Connor Johnson, ematologo ed oncologo presso il Massachusetts General Hospital, hanno scoperto che i pazienti con un supporto sociale limitato avevano il doppio delle probabilità di morire dopo un ricovero non pianificato rispetto agli altri, oltre che a un rischio più alto di morire o tornare in ospedale poco dopo le dimissioni.

«In questo studio abbiamo scoperto che una rete sociale di supporto limitata è associata a una minore sopravvivenza generale e a una maggiore probabilità di morte o riammissione in ospedale entro 90 giorni dalle dimissioni», spiegano gli autori, «Questi risultati evidenziano l'importanza di valutare il supporto sociale in questa popolazione, per identificare i pazienti ad alto rischio di sopravvivenza peggiore».

I ricercatori sono ben consapevoli di alcuni limiti importanti di questo studio, come le ridotte dimensioni del campione esaminato e la sua scarsa diversità, o come il fatto di aver provato per ora un’associazione e non ancora un legame causa effetto.

Nonostante questo, il risultato raggiunto suggerisce la necessità di ulteriori approfondimenti, anche in merito a possibili interventi mirati a migliorare la rete di supporto sociale. «Sebbene alcuni aspetti del supporto sociale, come le relazioni familiari, non siano fattori modificabili, gli interventi che utilizzano il supporto tra pari, il supporto da parte di professionisti sanitari formati (come psicologi, assistenti sociali) o di esperti in grado di aiutare nell’accesso all’assistenza sanitaria possono fornire ai pazienti un ulteriore livello di supporto necessario per migliorare qualità della vita e delle cure», concludono nello studio.

Fonti e Bibliografia:

Connor Johnson P, Markovitz NH, Gray TF, et al. Association of Social Support With Overall Survival and Healthcare Utilization in Patients With Aggressive Hematologic Malignancies, J Natl Compr Canc Netw, 2021. doi: 10.6004/jnccn.2021.7033.

Banks MA. Social Support Improves Survival in Patients With Blood Cancers, Medscape, 26 Ottobre 2021.