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COVID-19 e tumori: l’assistenza a distanza può funzionare

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Articolo pubblicato il 21 April 2021
assistenza a distanza
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Tablet, computer, smartphone. Durante la pandemia causata dal coronavirus sono diventati strumenti indispensabili per restare in contatto con il mondo, e persino con i nostri medici.Infatti, se c’è un ambito dell’assistenza sanitaria che ha dovuto accelerare e migliorare in tempi brevissimi a causa della situazione di emergenza attuale è proprio quello dell’assistenza virtuale e della telemedicina.

 

Visite, consulti, supporto psicologico: quando la presenza fisica in ospedale non era possibile o necessaria, le consulenze e le visite mediche sono state delegate al mondo virtuale. Una domanda sorge spontanea: si tratta di un metodo altrettanto efficace rispetto al contatto di persona?

 

Bisogna anzitutto capire come questo metodo viene implementato, e molto dipende dalla formazione dei dottori e degli operatori sanitari, oltre che dal rapporto che già esiste tra medico e paziente.

 

 

Tuttavia,ci sono dei casi in cui l’assistenza a distanza sembra aver portato ottimi risultati. Emblematico è il programma avviato dal Princess Margaret Cancer Centre di Toronto, che si è meritato la pubblicazione sulle pagine della prestigiosa rivista scientifica JAMA Oncology. E che potrebbe esser considerato un esempio applicabile anche in altri contesti.

 

Il programma di assistenza virtuale del Princess Margaret è stato avviato nella struttura sanitaria canadese appena 12 giorni dopo la dichiarazione dello stato di pandemia, avvenuta l’11 marzo 2020.

 

L’obiettivo era di continuare a fornire ai pazienti la migliore assistenza possibile, nonostante le misure di contenimento imposte per contrastare la diffusione del SARS-CoV-2. Allo stesso tempo, inoltre, era importante evitare una potenziale esposizione al virus ai pazienti oncologici e al personale sanitario.

 

Quattro giorni dopo il lancio del programma, secondo quanto riportato dai ricercatori che ne hanno valutato l’effetto, oltre il 50% delle visite ambulatoriali è passata alla modalità di assistenza virtuale, ovvero a videochiamate o telefonate.

 

Dopo il primo mese mese i volumi delle visite ambulatoriali totali, ovvero la somma delle visite effettuate di persona e di quelle virtuali virtuali, sono stati ripristinati ai livelli precedenti la situazione di emergenza causata dalla pandemia: circa 3.900 visite cliniche ogni settimana.

 

Durante tutto il periodo preso in esame per la valutazione sono state realizzate22.085 visite virtuali per telefono o video, pari a una media del 68% delle visite cliniche giornaliere. Certo, non tutto è stato affidato all’assistenza virtuale: i trattamenti di chemioterapia e la radioterapia si sono svolti necessariamente in presenza, senza variazioni rispetto ad una situazione di normalità.

 

Il volume di visite, tuttavia, non è un parametro che permette di capire se il paziente riceve un beneficio dall’intervento. Dunque, per valutare se il servizio era considerato realmente efficaceda medici e pazienti, i ricercatori, coordinati dall’oncologo Alejandro Berlin, hanno chiesto ai partecipanti di riempire un questionario.

 

Secondo i risultati riportati, l’80% dei pazienti ha dichiarato di essere soddisfatto o molto soddisfatto del servizio, citando la convenienza economica come principale fattore positivo.

 

Anche il 72% dei medici ha riportato soddisfazione, inoltre il 64% degli operatori sanitari e l’85% dei pazienti ha indicato che la qualità dell’assistenza era simile o migliore rispetto a quella offerta o ricevuta durante le visite in presenza. Il 66% dei partecipanti ha, inoltre, dichiarato che raccomanderebbe l’assistenza virtuale per futuri appuntamenti.

 

«Il risultato più sorprendente ottenuto implementando l’assistenza virtuale da un giorno all’altro sono stati gli impressionanti benefici riportati dai nostri pazienti e medici», ha dichiarato Keith Stewart, direttore del centro e coautore dello studio. Secondo il medico, questi risultati mostrerebbero come i servizi di telemedicina potrebbero e dovrebbero essere considerati opzioni standard da offrire ai pazienti, che ne possono beneficiare anche in periodi successivi alla pandemia.

 

 

«Il passaggio alle cure virtuali, ha contribuito a garantire che i pazienti che necessitano di visite di persona, come quelli che ricevono trattamenti chemioterapici e radioterapici, potessero continuare, riducendo il traffico e facilitando le distanze fisiche nei locali», ha spiegato Berlin. «Ha permesso al nostro centro di prendersi cura di tutti i nostripazienti senza compromettere né la sicurezza né la qualità dell'assistenza».

 

«L'assistenza virtuale è diventata una rete di sicurezza per i pazienti», ha concluso Berlin. «I pazienti si sono sentiti rassicurati in un periodo di incertezza dovuta al COVID-19».

Fonti e Bibliografia:

Radkewycz A, Sullivan K.COVID-19 accelerates cancer virtual care with quality, convenience and cost savings, UHN University Health Network Canada, 07 Gennaio 2021.

Berlin A, Lovas M, Truong T, et al.Implementation and Outcomes of Virtual Care Across a Tertiary Cancer Center During COVID-19, JAMA Oncology, Published online, 07 Gennaio 2021. doi: 10.1001/jamaoncol.2020.6982.