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Ansia, depressione e AML: le cure palliative precoci

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Articolo pubblicato il 18 February 2021
ansia depressione AML
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“Cure palliative” è una terminologia che porta alla mente troppo spesso immagini negative legate al fine vita di un paziente, soprattutto di un paziente con un tumore ematologico come la leucemia mieloide acuta. Secondo uno studio presentato al meeting annuale, svoltosi in forma virtuale, dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO 2020), invece, questo tipo di cure potrebbe diventare sinonimo di una migliore qualità di vita per i pazienti, a prescindere dallo stadio delle malattia.

 

La leucemia mieloide acuta è uno dei più comuni tra i tumori del sangue e, purtroppo, una malattia ancora oggi associata ad un tasso di sopravvivenza molto basso. La patologia stessa insieme al percorso di trattamento che il paziente affronta possono essere accompagnati da ansia, depressione, sindrome da stress post-traumatico (PTSD).

 

Come riporta lo studio di ASCO, guidato da un team di ricerca del Massachusetts General Hospital ma che ha coinvolto altre importanti istituzionitra cui il Duke University Medical Center e la Harvard Medical School, queste condizioni potrebbero essere mitigate facendo ricorso a terapie palliative, soprattutto se introdotte all’inizio del percorso di trattamento.

 

Per arrivare a questo risultato, gli studiosi hanno coinvolto 160 pazienti dei diversi centri di ricerca con AML in corso o in fase di recidiva, tutti al di sopra dei 60 anni. Tutti i pazienti hanno ricevuto le cure standard previste per questo tipo di tumore, ma 86 hanno anche intrapreso un percorso di cure palliative per aiutarli ad affrontare sia sintomi fisici quali dolore, nausea, fatigue, diarrea, costipazione e insonnia, quanto psicologici: ansia, depressione o disturbo da stress post traumatico.

 

Secondo gli autori della ricerca questo intervento avrebbe portato, già a partire dalla seconda settimana di trattamento, a un miglioramento nella qualità della vita dei pazienti e a minori livelli di depressione, ansia e PTSD. Non solo: il trattamento si sarebbe rivelato di aiuto anche ai pazienti intercettati nella fase terminale della malattia, che avrebbero mostrato una maggiore apertura a discutere della possibilità di ricevere cure palliative e una minore probabilità di ricevere una chemioterapia nei loro ultimi 30 giorni di vita.

 

«Le cure palliative dovrebbero diventare uno standard di cura per i pazienti con AML», concludono i ricercatori nel loro studio. La speranza espressa dagli studiosi è quella di contribuire a fare in modo che gli oncologi comincino a considerare questi percorsi di cura anche per i pazienti con leucemia mieloide acuta in fase iniziale, non soltanto a fine vita.

Fonti e Bibliografia:

El-Jawahri A, LeBlanc TW, Kavanaugh A, et al. Multisite randomized trial of integrated palliative and oncology care for patients with acute myeloid leukemia (AML). Journal of Clinical Oncology, 2020; 38(15): suppl12000. doi: 10.1200/JCO.2020.38.15_suppl.12000 [ABSTRACT]. https://meetinglibrary.asco.org/record/186130/abstract