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A caccia di cellule staminali, per colpire la leucemia alla radice

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Articolo pubblicato il 10 June 2021
A caccia di cellule staminali, per colpire la leucemia alla radice
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Qual è la fonte delle leucemie? Le cellule staminali cancerose. Poche, difficili da individuare e, quindi, anche da eliminare, spesso permettono alla malattia di resistere a terapie e trattamenti e ripresentarsi sotto forma di recidiva. Per esempio, nella leucemia mieloide acuta, le cellule staminali leucemiche sono poco abbondanti e molto simili alle cellule staminali ematopoietiche sane, quelle che danno origine a tutte le cellule del sangue.

Tuttavia, sembrerebbe possibile distinguerle, come sostiene un nuovo studio condotto dai ricercatori del Centre for Genomic Regulation (CRG) e dello European Molecular Biology Laboratory (EMBL), che ha applicato specifiche tecnologie di sequenziamento genetico.

In questo lavoro, pubblicato su Nature Communications, i ricercatori descrivono MutaSeq, un metodo in grado di distinguere cellule staminale cancerose, cellule tumorali mature e cellule sane di altro genere sulla base del loro patrimonio genetico e dall’RNA cellulare, ovvero quei geni che sono selezionati e trascritti per essere espressi e, quindi, dare origine a proteine ed enzimi che di fatto determinano la funzione e il destino di una cellula.

«L'RNA fornisce informazioni vitali per la salute umana. Ad esempio, i test PCR [reazione a catena della polimerasi, ndr] per il coronavirus rilevano il suo RNA e permettono di diagnosticare COVID-19. Il sequenziamento successivo può determinare la variante del virus», spiega Lars Velten, Group Leader presso il CRG e coautore della ricerca. «MutaSeq funziona come un test PCR per il coronavirus, ma a un livello molto più complesso e con una singola cellula come materiale di partenza».

Si tratta di un metodo che adopera quello che viene chiamato sequenziamento di singole cellule.  Combinando questa tecnica ad altre tecnologie di sequenziamento mirate ad individuare specifiche mutazioni, gli studiosi riescono a creare quello che si chiama profilo molecolare di una cellula.

Grazie a questo profilo, come riportato nello studio, è possibile distinguere tra cellule staminali leucemiche, cellule staminali ematopoietiche sane e cellule cancerose pre-leucemiche. Inoltre, questo metodo permette di individuare specifiche espressioni genetiche e caratterizzare le cellule in maniera molto precisa.

Un simile metodo potrebbe permettere di individuare possibili bersagli per nuovi trattamenti o magari per capire se tra quelli già in uso ce ne sono alcuni che potrebbero rivelarsi utili per attaccare proprio quelle cellule.

«Esiste un gran numero di farmaci, di piccole molecole con una sicurezza clinica già dimostrata, ma decidere per quali tumori e più specificamente per quali pazienti questi farmaci sono adatti è un compito arduo. Il nostro metodo può identificare bersagli farmacologici che potrebbero non essere stati esaminati nel giusto contesto. Questi test dovranno essere eseguiti in studi clinici controllati, ma sapere cosa sperimentare è un primo passo importante», conclude Lars Steinmetz, docente della Stanford University, Group Leader presso EMBL Heidelberg e coautore dello studio.

Perché importante? Perché avviare una sperimentazione per capire l’efficacia su specifici tumori di molecole che sono già disponibili, sia pure destinate all’impiego contro altre patologie, vuol dire non dover ripetere i test destinati a verificare la sicurezza di quella stessa molecola, risparmiando risorse economiche e soprattutto tempo.

 

Fonti e Bibliografia:

Velten L, Story BA, Hernández-Malmierca P, et al. Identification of leukemic and pre-leukemic stem cells by clonal tracking from single-cell transcriptomics. Nature Communications, 2021; 12: 1366. doi: 10.1038/s41467-021-21650-1.

Jamshed O. Single cell sequencing opens new avenues for eradicating leukaemia at its source, CRG Center for Genomic Regulation, comunicato stampa del 01 Marzo 2021.