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MALATTIE EMATOLOGICHE

Linfoma a grandi cellule B: un test per individuare i resistenti alle cure standard

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Articolo pubblicato il 09 Aprile 2019
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Un’analisi del DNAe dell’rNA delle cellule tumorali permetterebbe di individuare con grande precisione i pazienti con un linfoma diffuso a grandi cellule B resistente alle terapie standard. Secondo i ricercatori britannici che l’hanno messa a punto, questa analisi sarebbe in grado di individuare il doppio di pazienti non rispondenti alle terapie rispetto alle altre analisi condotte fino a questo momento.

«Siamo riusciti a individuare quei pazienti che correrebbero un maggior rischio se trattati solo con le terapie standard. E visto che sono circa il 10% dei pazienti, si tratta di un numero significativo», spiega David Westhead, della Facoltà di scienze biologiche dell'Università di Leeds, uno dei tre autori principali dello studio. 

 

Come riportano tra i risultati del loro studio, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology, i ricercatori delle Università di Leeds, di Cambridge e di Southampton hanno messo a punto un test, chiamato “gene expression profiling”. Gli scienziati hanno esaminato con questo strumento il DNA e l’rNA delle cellule tumorali di circa 1.000 pazienti con un linfoma diffuso a grandi cellule B e hanno scoperto che per un paziente su dieci di quelli in trattamento, le terapie standard erano meno efficaci che negli altri.

Per identificare questo gruppo di pazienti resistente, chiamato “molecular high grade group” i ricercatori hanno adoperato complessi modelli digitali per analizzare ognuno dei 20.000 geni presenti nelle cellule umane del gruppo di studio. Da queste analisi è risultato che i pazienti con il linfoma “molecular high grade” hanno un tasso di sopravvivenza a tre anni di solo il 37%, contro il 72% degli altri pazienti.

 

«Identificando il gruppo molecolare di alta qualità abbiamo riscontrato che il numero di persone che hanno un'alta probabilità che il loro linfoma risponda male al trattamento esistente è il doppio di quello che ci aspettavamo», sottolinea Ming-Qing Du, della facoltà di Patologia Cellulare e Molecolare dell'Università di Cambridge. «Questo risultato dovrebbe essere uno stimolo per i patologi a riconsiderare urgentemente il modo in cui formulano una diagnosi, in modo che possano adattare la terapia al singolo individuo».

Secondo Peter Johnson, docente di oncologia medica presso l'Università di Southampton, infatti, identificando grazie a questi test i pazienti per i quali la combinazione di farmaci standard non è abbastanza efficace, si prenderebbero in considerazione più precocemente forme di trattamento alternative.

«Al momento possiamo solo usare una chemioterapia più intensiva», conclude Johnson, «ma comprendendo meglio la biologia speriamo di poter testare trattamenti più selettivi con agenti mirati».

Fonti e Bibliografia:

Sha C, Barrans S, Cucco F, et al. Molecular High-Grade B-Cell Lymphoma: Defining a Poor-Risk Group That Requires Different Approaches to Therapy. Journal of Clinical Oncology 2018. doi: 10.1200/JCO.18.01314.

Le Riche P, New tool to find and fight most dangerous types of lymphoma, University of Leeds, comunicato stampa del 03 Dicembre 2018.