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MALATTIE EMATOLOGICHE

Ho un tumore e sono arrabbiato: come affrontare e gestire la rabbia

Contenuti a cura del
Articolo pubblicato il 29 October 2019
Un paziente arrabbiato
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Quando si riceve una diagnosi di tumore si può essere travolti da diverse emozioni, spesso contrastanti tra loro, che destabilizzano e rendono difficile reagire in modo costruttivo. Queste emozioni possono mutare di giorno in giorno, se non di ora in ora, e possono variare dalla paura allo stress, dalla speranza alla negazione, dalla tristezza al senso di colpa, dalla solitudine alla rabbia. Tutte queste emozioni sono perfettamente normali, ma alcune, se non gestite in modo opportuno, possono avere un impatto fortemente negativo sul paziente.

La rabbia, in un paziente con un tumore, è un sentimento frequente. Si può provare rabbia verso la malattia stessa, verso i medici che non riescono a curarti o che ti sottopongono a trattamenti debilitanti, verso familiari e amici, colpevoli di non capire, di provare compassione, di essere assillanti o, al contrario, troppo distanti. Ci si può arrabbiare anche con il destino o con Dio. O con sé stessi, accusandosi di aver fatto chissà cosa che possa aver contribuito alla comparsa del cancro.

Inoltre, spesso ci sono effetti collaterali della malattia e dei trattamenti, tra cui insonnia, fatigue, dolore, nausea, che renderebbero irritabili anche le persone più docili e bonarie.

Ci si ritrova ad arrabbiarsi per piccole noie, per gesti o contrattempi che fino ad allora non avevano sortito alcun effetto, ad alzare la voce, a sbattere porte, a rispondere male. Oppure si reagisce isolandosi in un mutismo insolito e pericoloso. È importante capire che è giusto sentirsi arrabbiati, che non c’è niente di male né nel provare rabbia (o tristezza o paura o qualsiasi altra emozione) né nel mostrarla.

Che fare per gestire ed affrontare la rabbia? Il primo passo è parlarne.

La rabbia a volte deriva da sentimenti difficili da mostrare, come paura, panico, frustrazione, ansia o impotenza. La cosa peggiore da fare è fingere che vada tutto bene. La migliore, secondo esperti e pazienti, è parlare ed esprimere tutto quello che si prova. Sebbene parlarne potrebbe non essere semplice all’inizio, la maggior parte delle persone trovano che condividere pensieri ed emozioni le aiuti ad affrontare la malattia. Possibilmente bisognerebbe identificare qualcuno di cui ci si fida e che è un buon ascoltatore.

Se si sente che in famiglia è difficile aprirsi perché non si vuole gravare ulteriormente sui propri cari con paure e preoccupazioni, si può cominciare parlando con qualcuno nella medesima situazione - un paziente - o con uno specialista: un ematologo, ma anche uno psicologo o uno psicoterapeuta.

È anche importante chiarire con la persona con cui si parla, cosa si desidera: non sempre si vuole un consiglio, alle volte serve solo che qualcuno ci ascolti, altre volte qualcuno che ci sproni o che ci presenti una prospettiva diversa.

Parlare non deve essere per forza fatto di persona. Grazie ad Internet è possibile unirsi a community online, che hanno il vantaggio dell’anonimato, di non avere legami diretti con la vita quotidiana che potrebbero influenzare giudizi e consigli, e sono sempre raggiungibili, giorno e notte: quando si ha bisogno basta accendere il computer o prendere il telefono e scrivere un messaggio.

E se non si riesce a parlare, perché non scrivere?

Per molti, è difficile parlare della propria malattia. Altri pensano che il cancro sia un fatto personale, una questione privata, e trovano difficile parlarne apertamente. In questi casi, forse, scrivere potrebbe essere di aiuto, perché permette di mettere nero su bianco emozioni e sentimenti e fermarli lì, dare loro una forma e una dimensione. Consente, inoltre, di riordinare le idee, aiuta a pianificare e, quindi, a recuperare un po’ di controllo in un momento in cui tutto sembra ingestibile e incontrollabile. Un diario, un blog, pensieri sparsi su post-it, non importa la forma o la lunghezza del testo.

Oppure? In quali altri modi è possibile gestire la rabbia?

Esprimere, a voce o per iscritto, la rabbia può non essere sufficiente. Allora possono entrare in gioco altre strategie per rilassarsi e distrarsi. Ecco alcuni consigli dagli esperti dello University of Colorado Cancer Center:

  • Chiudi gli occhi e concentrati su un'immagine o una scena piacevole, prendendo respiri lenti e profondi.
  • Ascolta musica rilassante.
  • Fai un massaggio, se le tue condizioni fisiche lo consentono, oppure una passeggiata, se hai abbastanza energia.
  • Prova a fare yoga.
  • Guarda un film allegro o cucina qualcosa di buono.
  • Fai un puzzle.

Ci sono poi attività da evitare assolutamente, come cercare sollievo nell’alcol o nelle sostanze stupefacenti, oppure reagire con comportamenti che possono nuocere a sé stessi o agli altri. E mai reprimere quello che si prova o vergognarsene. Impare a gestire la rabbia può aiutare a trasformarla in un’arma in più per affrontare il tumore e non arrendersi.

Fonti e Bibliografia:

American Cancer Society. Emotions and Coping as You Near the End of Life (Ultimo accesso 14 Ottobre 2019).

Cancer Research UK. Guilt, blame and anger (Ultimo accesso 01 Febbraio 2019).

University of Colorado Cancer Center. Dealing With Anger Within the Context of Cancer (Ultimo accesso 09 Ottobre 2019).

Cancer.Net. Coping with anger (Ultimo accesso 13 Ottobre 2019).

National Cancer Institute. Taking Time: Support for people with cancer, NIH Publication No. 18-2059, Gennaio 2019.

Canadian Cancer Society. Emotions and cancer (Ultimo accesso 01 Ottobre 2019).

Cancer Research UK. About your emotions and cancer (Ultimo accesso 01 Febbraio 2019).