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MALATTIE EMATOLOGICHE

Come difendersi dalle fake news in oncologia

Contenuti a cura del
Articolo pubblicato il 02 Agosto 2019
Fake news in oncologia
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Informazioni distorte, fake news, vere e proprie bufale. Sono un male che da sempre colpisce il mondo della ricerca e della medicina, mietendo troppo spesso vittime ignare, per esempio pazienti fragili come quelli oncologici, quando si diffondono notizie false che portano a una diminuzione della fiducia dei cittadini nei medici e nelle terapie evidence-based.

A dare l’allarme è un recente editoriale pubblicato sulla rivista Lancet Oncology che definisce questo calo di fiducia una vera e propria sfida e che porta l’attenzione sul conseguente aumento del numero di pazienti che richiedono o utilizzano terapie alternative senza una comprovata validità scientifica.

Si tratta di un trend estremamente pericoloso. Come riporta l’editoriale, due studi - uno pubblicato sul JAMA Oncology e uno sul Journal of the National Cancer Institute - hanno mostrato che i pazienti che usano la medicina complementare hanno maggiori probabilità di rifiutare la chirurgia, la radioterapia o la chemioterapia e che hanno più del doppio delle probabilità di morire rispetto a quelli trattati con la medicina convenzionale.

Parte della colpa viene attribuita, nell’articolo di Lancet Oncology, alla facilità con cui informazioni distorte e fake news pubblicate su siti web e riviste non autorevoli si propagano attraverso un uso sapiente ma sconsiderato dei social media.

«Nell'attuale era di fake news e di sfiducia pubblica nelle istituzioni», conclude l’editoriale, «gli sforzi devono essere raddoppiati per comunicare meglio con precisione i progressi della medicina al pubblico laico e ai pazienti per garantire che una vera conoscenza possa essere separata da materiale falso».

Ma come leggere le notizie che parlano di cancro riuscendo a distinguere tra vero e falso? O anche solo a leggerle in maniera da interpretarle correttamente? Ecco alcuni consigli.

 

  1. Non fermarti al titolo

Il compito del titolo è catturare l’attenzione di chi legge e, nella migliore delle ipotesi, riassumere in pochissime parole il contenuto di un articolo o trasmetterne il messaggio principale. Nel fare questo, però, molto spesso si tende a tralasciare il contesto e alcuni dettagli fondamentali per capire il vero significato e il peso di una notizia.

 

  1. Chi ha condotto e chi ha finanziato la ricerca?

Chi sono i ricercatori che hanno condotto lo studio? In che istituto di ricerca o università lavorano? Chi ha pagato lo studio? Qualcuno che ha interesse a dimostrare un particolare risultato? E chi sono gli eventuali esperti di cui riviste online e cartacee riportano commenti ed opinioni? 

 

  1. Cosa hanno fatto i ricercatori?

Cosa hanno fatto i ricercatori? Lo studio ha esaminato le cellule in coltura in un modello animale o si è trattato già di una sperimentazione su pazienti? Per arrivare a questi ultimi sono necessarie anche le sperimentazioni precedenti, ma i risultati tra questi diversi modelli non sono mai identici. Senza contare che poi un risultato positivo, che arrivato ad essere una notizia, deve sempre essere confermato da altri laboratori e altri studi indipendenti.

 

  1. Fonti, fonti, fonti

Stai leggendo su una rivista specializzata e, quindi, sottoposta a un processo di peer review? O è un comunicato stampa proveniente dall’Istituto di ricerca che ha condotto la ricerca? In questo caso dove è stata pubblicata questa ricerca?

Se stai leggendo questa notizia su un sito web, chi è che la riporta? Un giornalista scientifico? Questo sito web ha degli obiettivi precisi? Vuole orientare in un senso o in un altro chi legge o è un sito oggettivo che riporta notizie di medicina?

Se leggi leggi la notizia sui social media, chi è che ha condiviso la notizia? Ti fidi? Puoi risalire tramite il post all’articolo originale e alla ricerca? Cosa altro condivide questa persona? Sei sicuro che sia una persona e non un profilo falso?

 

  1. Per fare ricerca servono tempo e campioni significativi.

Quando è stato condotto lo studio e per quanto tempo è durato? Un tempo troppo breve potrebbe non riuscire a riportare una visione a lungo termine di un fattore di rischio o di una terapia. È uno studio di troppi anni fa? Forse nel frattempo nuove scoperte lo hanno smentito o hanno cambiato la situazione. Quanti soggetti hanno preso parte alla ricerca? Dieci soltanto o qualche centinaio? Generalmente, per essere valido, un campione deve essere abbastanza grande rispetto a quello che vuole indagare.

Fonti e Bibliografia:

Oncology, “fake” news, and legal liability, The Lancet Oncology, editoriale di Settembre 2018.

Johnson SB, Park HS, Gross CP, Yu JB. Use of Alternative Medicine for Cancer and Its Impact on Survival, Journal of the National Cancer Institute 2018; 110(1): 121-124. doi: 10.1093/jnci/djx145.

Johnson SB, Park HS, Gross CP, et al. Complementary Medicine, Refusal of Conventional Cancer Therapy, and Survival Among Patients With Curable Cancers, JAMA Oncol. 2018; 4(10): 1375-1381. doi: 10.1001/jamaoncol.2018.2487 (ABSTRACT).

Walsch M. 6 tips to spot cancer ‘fake news’, Cancer Research UK, 30 Maggio 2018.

Davenport L. Increase in 'Fake News' Placing Cancer Patients at Risk, Medscape, 27 Settembre 2018.